Girolimini. 01. La leggenda di Sant'Orso
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Il nome attuale del paese, SANTORSO, deve la sua origine ad una leggenda a dir poco straordinaria.

Si narra dunque che Orso, nato da una nobile famiglia di Franchi, fu educato alla corte di Carlo Magno all’arte della cavalleria e si distinse da subito come un valoroso e forte condottiero, tanto da essere eletto al rango di Conte Palatino dell’Imperatore.

La madre di Orso, tuttavia, nascondeva in sé un grande segreto, che un giorno fu costretta a rivelare al figlio: quando Orso era ancora in fasce, il destino fu segnato dal presagio di un indovino.

La profezia era terribile: un giorno, disse l’indovino, Orso, avrebbe ucciso il proprio padre.

Venuto quindi a conoscenza della terribile sorte e per evitare che ciò si compisse, Orso abbandonò la Francia e si diresse in Dalmazia.

Arrivato dunque in Dalmazia, le sue grandi capacità e il suo valore, non tardarono a farsi conoscere: sconfisse l’esercito pagano e attirò su di sé le attenzioni della figlia del re, che divenne poco dopo sua moglie.

Non solo, riuscì addirittura a convertire al cristianesimo il re e con lui l’intero popolo della Dalmazia e alla morte del suocero, a diventare egli stesso Re di Dalmazia.

Nel frattempo il padre, venuto a conoscenza dei successi del figlio, partì dalla Francia per andarlo a trovare.

Giunto in Dalmazia fu accolto dalla nuora, in attesa che il figlio, ora Re Orso, rientrasse dalla battuta di caccia nella quale era impegnato. Fu invitato dalla nuora a riposarsi, visto il lungo viaggio che l’aveva portato fino a li.

Nel frattempo però, un cameriere reale sotto le cui spoglie si dice si nascondesse il diavolo, raccontò di gran fretta a Re Orso che la moglie si trovava in casa, coricata, in compagnia di un uomo sconosciuto...

Re Orso, infuriato, si precipitò a palazzo, cieco di rabbia  e uccise in un impeto d’ira, il padre, la moglie e il figlio.

Resosi subito conto della tragedia, distrutto dal dolore, partì per Roma con l’intenzione di chiedere al Papa di poter espiare il suo peccato.

Il Papa Adriano I accolse Orso e impose la sua penitenza.

Andare pellegrino, con la testa rivolta verso il basso e senza domandare mai a nessuno dove si trovasse: in questo modo avrebbe dovuto cercare la chiesa di Santa Maria in Monte Summano e una volta arrivato li, e solo lì, fermarsi.

Orso vagò per il mondo: arrivo a Gerusalemme, a Santiago de Compostela e il 3 maggio, dopo ben 12 anni di pellegrinaggio, giunse nei pressi del borgo di Salzéna: grande deve essere stato il suo stupore quando sentì nominare, dalla voce di due pastori che stavano facendo pascolare le loro greggi ai piedi della montagna, il nome Monte Sumàn: capì in quel momento di essere arrivato alla fine del suo viaggio e di lì a poco... morì.

La gente del luogo, accorsa nel frattempo, trovo Orso, con accanto il suo bastone da pellegrino, ora  fiorito, e sentì le campane che, da sole, risuonavano nel paese.

Riconosciuta dunque la sua santità, venne eretta una chiesa a lui dedicata, nei pressi del luogo dove la sua vita ebbe termine.

Orso venne sepolto nella chiesa di San Dionigi e sulla sua tomba iniziarono ad arrivare pellegrini e ad avvenire miracoli.

La tradizione vuole che Carlo Magno in persona, venuto a conoscenza della travagliata storia di Orso e di ritorno da Roma dove era stato incoronato imperatore nella notte di Natale dello stesso anno, abbia fatto visita al paesa per recuperare le spoglie del suo cavaliere.

Tuttavia riuscì nell’intento solo in parte, riportando nella terra natale di Orso, solamente un braccio del cadavere e il suo bastone fiorito.

Lo stesso braccio che secoli dopo, trafugato da un ladro, comparve nel paese di Vejano presso Viterbo, dove venne eretta una chiesa in suo onore e proclamato santo patrono con il nome di Orsio. 

I resti del santo sono oggi conservati nella chiesa alta, la chiesa detta, appunto, del Santo, dove la sua storia è ricordata in  nove formelle nella cappella a lui dedicata.

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