Piazzetta dei Tigli
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Abbiamo camminato tanto per arrivare quassù!

Che ne dici di riposarti un po’ sulle panchine della piazzetta dei tigli?

Che in realtà si chiamerebbe Piazzale Vittorio Veneto, ma prova a chiederlo ai sarnanesi: ti risponderanno che non esiste.

Questa, almeno dalla seconda metà del Novecento, per tutti è la piazzetta dei tigli.

Qui si affacciavano case private e botteghe di artigiani, così a un certo punto, decisero di piantarci questi tigli, per fare ombra.

Ma ora siediti pure, mentre ci riposiamo ti racconto del Palio del Serafino.
sento già i rulli di tamburi

Il Palio del Serafino è una tradizione molto sentita dai sarnanesi, insieme a Castrum Sarnani, la rievocazione medievale che si svolge d’estate nel centro storico

Ogni anno, la seconda domenica di agosto, le contrade di Abbadia, Brunforte, Castelvecchio e Poggio sfilano in costume d’epoca per il paese e si riuniscono al Campo della Vittoria per sfidarsi a quattro giochi: il taglio del tronco, la salita del palo, il tiro alla fune e la corsa con la brocca… in testa ovviamente, non in mano, quello lo sanno fare tutti.

Chi vince si aggiudica il Palio e lo conserva sotto il proprio stemma nella Chiesa di Santa Maria fino all’anno successivo, chi arriva ultimo… beh… tiene le chiavi del campo
questo è il Palio del Serafino oggi, ma in origine si trattava di una gara di abilità a cavallo e veniva indetta ogni anno proprio per far sfogare nel gioco le rivalità tra contrade.

Negli Antichi Statuti ci sono diverse rubriche dedicate alle sanzioni per chi aizza liti, rissi, guerre e… sassaiole tra cittadini, ma anche per coloro che istigano odio tra le diverse contrade. Probabilmente, il Palio era un buon modo per allentare le tensioni.

Sembra che si disputasse a valle del paese, nel Piano di Malvicino, e che, per l’occasione, tutte le autorità del Comune venissero sostituite da un Capitano del Popolo a cui sottostavano i Capitani delle singole contrade, responsabili dell’ordine pubblico e del buon andamento dei giochi.
Vero! Infatti, i Capitani sfilano nel corteo storico ancora oggi, insieme ai priori, ai membri della Giunta e al Podestà

Nel 1965 un gruppo di cittadini guidato dallo studioso sarnanese Padre Giacinto Pagnani trasformò quest’antica usanza in una rievocazione storica, ma c’erano due problemi.

Il primo era legato all’equa suddivisione degli abitanti tra contrade: il centro storico era ripartito tra le contrade di Poggio, Brunforte e Castelvecchio, mentre i territori della montagna, come Bisio, Piobbico, Giampereto e Stinco, non avevano alcun corrispettivo all’interno del castrum.

Per risolvere la questione questi ultimi furono riunificati sotto il nome di Abbadia e tutto il territorio comunale, anche la parte di nuova costruzione, fu divisa in quattro parti, seguendo le direttrici delle antiche porte del castrum.

Per ognuna fu disegnato uno stemma e scelto un colore di riferimento: il blu per Brunforte, in ricordo delle origini nobiliari degli omonimi signori, il verde per Castelvecchio, come omaggio ai boschi che ricoprono le sue colline, il rosso per Poggio, ispirato dai papaveri nei campi di grano, e il giallo per Abbadia, dalle ginestre che in estate ricoprono la montagna.

E i giochi invece?

Scelsero quattro giochi popolari per celebrare la resistenza dei contadini – il tiro alla fune, la forza dei boscaioli – il taglio del tronco, l’agilità dei giovani a salire sugli alberi – la salita del palo - e la maestria delle donne a camminare svelte con orci pieni d’acqua in equilibrio sulla testa – la corsa con l’orcio, appunto.

Tutte abilità che oggi avremmo perduto se gli atleti delle contrade non avessero continuato a tramandarle di generazione in generazione.

 

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