All'interno del parco pubblico, quasi nascosto tra i palazzi del quartiere e il centro sportivo, possiamo osservare un "rudere" alto circa 7 metri. Nonostante siamo entrati nel territorio di Cinecittà Est, ci troviamo davanti ai resti della Torre Spaccata.
L'origine del nome è abbastanza intuibile e riflette lo stato diroccato dell'edificio: la denominazione, diffusasi nell'area circostante, è attestata fin dal XVII secolo. L'intero areale infatti era conosciuto con questo nome: l'attuale quartiere di Torre Maura era identificato con il nome di "borgata Torre Spaccata" fino agli anni '60, quando venne edificato l'attuale quartiere di Torre Spaccata (su viale dei Romanisti). Questo tuttavia venne costruito vicino alla Torre di Centocelle, che spesso viene confusa con la stessa Torre Spaccata per via del nome del quartiere! Una confusione aggravata dalla costruzione del quartiere di Cinecittà Est, tra gli anni '80 e '90, che inglobò la Torre, prima visibile a distanza al di sopra della collinetta su cui ci troviamo. L'assetto del territorio era infatti molto diverso: dobbiamo immaginare al posto dei palazzi la tenuta agricola (con qualche sparuto edificio) e al di sotto della collina (dove si trova l'attuale via di Torre Spaccata) scorreva l'omonimo Fosso.
La Torre che stiamo osservando sorge su un nucleo edilizio romano, identificato come un sepolcro laterizio di età antonina (II sec. d.C.). Il fenomeno di riuso delle strutture preesistenti era molto diffuso nella Campagna romana, soprattutto per la velocità di edificazione. La struttura doveva svolgere un ruolo di controllo nel fondo agricolo "Favarolo", appartenente al Capitolo Lateranense. Nel 1369 il canonico Lorenzo Angeleri vendette la Torre con l'appezzamento agricolo al monastero di Sant'Eufemia: tale passaggio di proprietà rese nota la struttura con il nome di Palazeptum Sanctae Heufemiae.
Parte del fondo venne affittato alla famiglia Astalli, all'interno della tenuta del Quadraro, mentre la Torre continuava a svolgere la funzione di vedetta nella pedica (medio terreno agricolo) della famiglia Della Valle, ricchi mercanti cittadini proprietari contestualmente della tenuta di Tor Vergata. Dopo l'acquisizione da parte dei Barberini, il fondo agricolo entrò nei possedimenti della famiglia Torlonia.
Essa è a pianta quadra di 8,1 x 8,5 m di lato. La prima fase di costruzione medievale consiste in un restauro delle parti distrutte dell'edificio romano; questo si presenta come una sequenza di blocchetti parallelepipedi di tufo alternati a un letto di laterizi. Sulla facciata Est sono visibili resti della muratura del sepolcro romano (con paraste e semicolonne) restaurati dall'intervento medievale "a tufelli".
I lati nord, est e sud della torre presentano una “fasciatura” con mura di calcestruzzo di selce e tufo, con tasselli di opera reticolata e inserti marmorei disposti in maniera irregolare. Per garantire inoltre la sopraelevazione della torre, i vuoti lasciati dalle strutture antiche, come arcosoli e volte, furono riempiti di materiale edilizio. La successione tufelli-laterizi digrada verso quelli che dovevano essere il terzo e il quarto piano della torre, costituiti esclusivamente da blocchetti. I fori presenti nella struttura muraria erano previsti per impostare i pavimenti dei vari piani.
La tipologia costruttiva viene fatta risalire dagli archeologi al XII secolo, in linea con il vasto fenomeno di "inturrimento" della Campagna romana, atto a controllare il territorio dal punto di vista difensivo e a sfruttarlo a fini produttivi. In base alla documentazione fotografica acquisita nel corso del tempo dagli archeologi che hanno studiato la torre, si può affermare che nel momento della costruzione del quartiere di Cinecittà Est, tra il 1970 e il 1980, furono avviati ampi e audaci restauri della struttura medievale, andando a creare un muro di rinforzo alla base dell’edificio e a chiudere, sul lato ovest della struttura muraria, una finestra e l’ingresso alla torre, oggi non più presenti.
Camminando intorno alla Torre avremo modo di osservare i diversi strati della muratura romana e medievale. Continuando il percorso ci immergeremo invece nel Parco Ecoman, un gradevole spazio verde adottato dalla Comunità di Retake di Cinecittà Est. La prossima tappa, a via della Sorbona, ci porterà al di fuori del Raccordo: dobbiamo però ricordare che l'assetto urbanistico attuale ha stravolto quelle che erano distese agricole morfologicamente e geograficamente molto unitarie.

